| Scritto da Pasquale Morabito,
12-07-2008 12:24
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Due momenti politici hanno caratterizzato il week end ovadese di fine giugno: la presenza dell’ex ministro Damiano, sabato presso la festa del PD, il congresso di Rifondazione comunista, domenica. Il congresso svolto su cinque mozioni, ha visto prevalere quella che fa capo all’ex ministro Ferrero. Quindi un voto che respinge un eventuale scioglimento del PRC e, pur confermando la necessità di un’intesa e la costruzione delle case della sinistra, dice no alla proposta di una costituente, avanzata da molti dirigenti dell’Arcobaleno e confermata domenica a Chianciano dal congresso di Sinistra democratica.
Damiano ha ripercorso i due anni di governo ed il suo difficile rapporto con le forze sociali e politiche. Sul risultato delle elezioni, pur non mancando di esternare critiche alla coalizione di C. S., come ha fatto il PD nel corso della campagna elettorale, ha indicato nella “sinistra radicale” ed in parte nel sindacato i responsabili degli insuccessi dell’esecutivo Prodi. Inoltre rispondendo ad alcune sollecitazioni critiche degli intervenuti, ha criticato le decisioni “romane” in merito al “governo ombra”, e si è detto preoccupato dei contenuti da inserire nella manifestazione d’autunno proposta da Veltroni. Sia alla festa, sia al congresso, si continua a sottovalutare quanto è successo ed il che fare? Il risultato della sconfitta, risiede, cosa grave, nel fatto che é cresciuto nel paese e nel senso comune della gente, l’influenza della destra. Che si spiega in parte, con l’intreccio, senza eguali al mondo, tra potere politico, finanziario e mediatico; in parte con l’abdicazione e il collasso ideologico della sinistra storica. Una sconfitta di tutto il C.S. Perde il progetto riformista del PD. Viene bocciata “La sinistra l’Arcobaleno” che sancisce la scomparsa in Parlamento, di forze che si richiamano alla sinistra. Il risultato conferma che la divisione tra una sinistra moderata, che si suppone di governo, e una sinistra radicale, ritenuta di opposizione, da un esito politico: la vittoria della destra. Certo, altri fattori hanno determinato la sconfitta. La delusione per l’esperienza del governo Prodi, caduto nel momento di massima impopolarità e dopo due anni di risanamento dei conti pubblici; le aspettative accese nel 2006, hanno lasciato il campo alle delusioni in tutti i ceti sociali. Su queste delusioni, la destra ha costruito, largamente condivisa dal PD, la sua agenda e le sue priorità: tasse e sicurezza. Noi, se pure critici sui risultati del governo, crediamo che aver deliberatamente liquidato la coalizione di C.S. ha messo tutti in un vicolo cieco. Tuttavia, non vi è dubbio che la sinistra sia apparsa, troppo spesso rissosa e al tempo stesso inefficace. La conseguenza è stata che siamo stati percepiti come causa della crisi e al tempo stesso siamo stati puniti per gli esiti deludenti dell’azione del governo. (Dice Damiani che chi votava Rifondazione ed ha votato per la Lega ed il PD lo ha fatto perché la sinistra non lo ha garantito ed allo stesso tempo non ha permesso al governo di difenderlo) (Sig?) Semmai è il contrario: la sinistra voleva garanzie e difesa, il governo ha pensato ad altre cose e voleva mano libera per farle. Lo dimostra la scelta del PD di correre da solo, ma, più chiaramente, di rompere con la sinistra, demonizzandone le posizioni politiche. I risultati sono una sconfitta senza appello alla pretesa autosufficienza del PD, di rappresentare l’intero arco del centro sinistra. Ma è stata pure bocciata, la pretesa di autosufficienza e di isolamento da parte della sinistra. Che è apparsa, nella proposta di “Sinistra – Arcobaleno”, più come un residuo del passato che come speranza per il futuro: insomma, non un soggetto politico unitario ma un cartello elettorale privo di proposta politica e di un’idea convincente sul futuro dell’Italia. Se non si accetta questo la sinistra è destinata a marcare il passo. Il voto conferma, che senza una sinistra popolare, innovativa e capace di una cultura di governo, una parte del paese rimane senza rappresentanza e le forze progressiste sono destinate alla sconfitta. La sinistra deve ripartire da qui. Da questa consapevolezza. Da una rilettura anche spietata del modo di costruire politica. Soprattutto dal cominciare a fare politica; tra la gente e con la gente. Altrimenti e velleitario pensare di poter camminare da soli ed avere consenso elettorale. Dopo due anni di governo, la fotografia dell’Italia è quella di un paese frammentato e diseguale. I salari sono tra i più bassi d’Europa; le morti bianche tra le più alte. L’Italia è un paese che invecchia rapidamente senza poter contare su un nuovo patto generazionale. Siamo al 32° posto nelle graduatorie europee per la ricerca scientifica ma al settimo posto per le spese militari. Il tasso di istruzione è tra i più bassi d’Europa e la dispersione scolastica tra le più alte. Un paese ostile alla libertà femminile, incapace di valorizzare la differenza sessuale, in cui si aggrava la violenza contro le donne. Un paese che non riconosce il valore sociale della maternità, nega alle donne accesso al lavoro, parità salariale, rappresentanza nelle istituzioni e nella società. Un paese attraversato da una domanda di sicurezza inedita perché mescola in una miscela esplosiva fragilità sociale, paura del diverso, precarietà del lavoro e incertezza per il futuro, nuove contraddizioni nate dai flussi migratori alimentati dalla povertà del sud del mondo e dell’est dell’Europa in una globalizzazione non governata dalla politica. Un paese ambientalmente insostenibile che deve misurarsi sulla sfida per le energie rinnovabili, sui trasporti su ferro e sulle autostrade del mare, sulla salvaguardia del territorio agricolo dalle speculazioni. Un paese che deve ancora imparare a salvaguardare le coste per un turismo di qualità e la qualità urbana perché nelle grandi periferie e non solo, la vita è sempre più dura. Non ci convince lo slogan della crescita indistinta e della semplice ripresa dei consumi. Una sinistra nuova deve avere la capacità di dire quali sono i settori economici che devono crescere, quali sono i consumi che devono e possono aumentare, e quali invece devono essere temperati e regolati. Pensare che il rimedio alla sconfitta risieda nel ritorno alla frammentazione e alle certezze identitarie è sbagliato ed illusorio. Il voto ha bocciato il mero patto federativo tra forze politiche distinte e non comunicanti tra loro. C’è bisogno di un salto in avanti, non di un ritorno indietro. La sinistra ha , di fronte a se, una sola e importante possibilità di ripresa: avviare la fase costituente di un nuovo soggetto politico, che sia fondata sulla partecipazione e sul protagonismo di migliaia di donne e di uomini, iscritti o non iscritti ai partiti. Una costituente che sia il cantiere di un’innovazione politica e culturale, e che impegni con generosità e passione le forze politiche che credono in questo progetto. Il carattere “plurale” del nuovo soggetto politico non può più significare la somma di apparati ma dev’essere lo scambio e la valorizzazione di culture che attraversano tutta la sinistra: la cultura del lavoro, della qualità e sostenibilità dello sviluppo, il pacifismo, l’esperienza femminista, quella dei diritti e delle libertà civili. Serve un centrosinistra nuovo, coeso e determinato attorno ad un programma di cambiamento sociale. Allo stesso tempo, occorre che la sinistra torni a fare opposizione vera, sui temi sociali che riguardano il paese e la gente, non sulle provocazioni di Berlusconi che sviano dai temi molto più importanti e da provvedimenti che passano in Parlamento e che tanto male fanno al paese e ai diritti dei cittadini. Serve ritornare a rappresentare le ragioni nella società, nei luoghi della politica, nel paese reale. Perché si possa riaprire una nuova prospettiva di alternativa alla destra. Sinistra democratica conferma la sua missione originaria: contribuire alla nascita di una nuova sinistra in Italia partendo dalle realtà di base. Ovada può essere uno dei centri piloti. Lo testimonia la storia passata e recente. Il nostro asse di riferimento politico resta il socialismo europeo, ma è fondamentale costruire un progetto che riveda e superi la logica delle appartenenze tradizionali e che unisca mondi, culture, linguaggi capaci di stare insieme dentro una comune idea di sinistra. Ci attendono nuove prove elettorali: la sinistra deve dare un segnale di ripresa e di presenza forte in tutto il paese. E’ indispensabile che per la prima scadenza, il nuovo soggetto politico sia nelle condizioni di presentarsi agli elettori con il suo volto autonomo, per chiedere loro fiducia e consenso. Per le elezioni amministrative e regionali va decisamente respinta l’ipotesi formulata dal PD, di “alleanze à la carte”, a seconda delle situazione e delle esperienze dei territori: o c’è un’esplicita alleanza con la sinistra, o nessuna alleanza, con le conseguenze inevitabili. Ultimo aggiornamento : 12-07-2008 12:24
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